Lo scenario economico-finanziario del 2009
Il Centro Studi di Confindustria, nell’ottobre del 2008, ha elaborato alcune previsioni sull’andamento economico-finanziario del 2009 dalle quali possiamo trarre alcune indicazioni.
Accade, quindi, che la significativa caduta dei mercati finanziari sia incorporata attraverso gli effetti sul clima di fiducia e sui comportamenti di spesa di famiglie e imprese; aumentano le flessioni, già, in corso nella domanda e nell’attività produttiva ed è rimandato, di alcuni trimestri, il ritorno sul sentiero di crescita.
Non è, invece, incluso, in questo scenario di previsione, il concretizzarsi di una vera e propria situazione difficile per il credito, della quale, pure, cominciano a esserci alcuni segnali sia nell’attività bancaria, sia nel prosciugarsi dei canali diretti di finanziamento. Nonostante la grande incertezza, riguardo al possibile impatto per l’economia reale della straordinaria turbolenza dei mercati, è considerata bassa la probabilità dell’avvitamento tra diminuzione del credito e discesa delle attività economiche.
La fase di panico finanziario di fine 2008 non è stata prevista come duratura per la sua natura e per le politiche economiche che sono state e saranno adottate. Il taglio concertato dei tassi di interesse e le misure annunciate dal G7 e dall’Eurogruppo, nell’ottobre 2008, dimostrano un elevato, sebbene tardivo, grado di cooperazione internazionale che coinvolge anche i maggiori Paesi emergenti. E’ probabile che i governi concordino misure espansive di bilancio pubblico, oltre a interventi diretti a ristabilire condizioni di funzionamento più regolari dei mercati finanziari.
Il Centro Studi di Confindustria ritiene possibile una soluzione della crisi creditizia in tempi non lunghi, ma non abbastanza rapidi da rimettere in moto l’espansione economica già nel 2009. A questa nota di ragionevole ottimismo se ne aggiungono altre due:
1) I fattori contrari alla crescita sono, in parte, controbilanciati da variabili favorevoli che preparano il terreno alla ripresa nel 2010: lo sviluppo dei Paesi emergenti (seppure in frenata al 6%, dall’8% del 2007), che valgono ormai metà dell’economia globale; il calo delle quotazioni delle materie prime (tra le quali, soprattutto, il petrolio) e il conseguente più rapido rientro dell’inflazione; la diminuzione dei tassi di interesse; la fine della caduta dei prezzi immobiliari, soprattutto negli USA; un cambio più equilibrato dell’euro sia verso il dollaro sia verso le valute asiatiche.
2) Dopo l’allargamento osservato nel 2007 e nel 2008, l’Italia riduce nettamente il divario di crescita con il resto d’Europa. Per conseguire questo risultato non è sufficiente la trasformazione in atto nel settore manifatturiero, ma è indispensabile concretizzare le riforme strutturali annunciate e realizzare l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture (con effetti anticiclici).
In Italia la contrazione del PIL nel 2009 è guidata sia dai consumi (-0,6%) sia dagli investimenti (-1,9%). Si riduce il contributo delle esportazioni che salgono a ritmi più moderati (+1,8%) risentendo della frenata globale. Il commercio mondiale, infatti, cresce del 4%, una velocità dimezzata rispetto a quella del biennio 2006-2007.
La diminuzione della spesa delle famiglie si realizza nonostante il progresso del reddito reale legato alla decisa decelerazione dei prezzi al consumo (dal 3,5% del 2008 al 2,1% del 2009), all’incremento delle retribuzioni per addetto (+2,7%, determinato da contratti già firmati) e alla tenuta dell’occupazione. La sfiducia, dovuta anche a un mercato del lavoro più difficile (il tasso di disoccupazione sale al 7,3%, massimo dal 2005), e la spinta a ricostituire un po’ della ricchezza persa nella tempesta finanziaria accrescono la parsimonia. Questa compressione crea spazio per una successiva maggiore vivacità degli acquisti delle famiglie.
Le imprese ridimensionano i piani di investimento a fronte di un minor utilizzo della capacità produttiva, di prospettive di domanda più fiacche e dell’aumentato costo del capitale.
Quest’ultimo è, soltanto in parte, alleviato dalla riduzione attesa dei tassi di interesse. Inoltre, proseguono le difficoltà di reperire fondi ricorrendo direttamente al mercato. |