Nuovi mercati per gli imprenditori della Penisola: il Brasile
“Il Brasile è un mercato che, nel giro di qualche anno, varrà quanto quello di Cina e Russia. E. in più, ha un solido legame con il nostro Paese. Ecco perché non si deve correre il rischio di restarne fuori”. Queste sono le considerazioni di Edoardo Pollastri, presidente vicario di Assocamerestero, che può dire di conoscere davvero bene il Paese sudamericano, essendo anche presidente della Camera di Commercio italiana di San Paolo.
Secondo Pollastri, il Brasile è un Paese che si sta affacciando sui mercati mondiali, una futura potenza invitata al tavolo del G8 e corteggiata da Unione europea e Stati Uniti.
In 40 anni, da Paese esclusivamente agricolo, è riuscito a diventare la decima nazione più industrializzata del mondo, soprattutto grazie al governo di Fernando Henrique Cardoso, che ha messo mano a importanti privatizzazioni, ha fermato la corsa dell’inflazione e ha ristrutturato l’economia. L’attuale presidente Lula ha continuato sulla stessa strada, senza dimenticare però le attese di giustizia sociale. Con Cardoso e Lula, finalmente, in Brasile, sono stati sviluppati dei piani strategici a lungo termine per l’economia.
In questi anni, Lula ha dovuto lavorare, da un lato, per cancellare le ingiustizie sociali più feroci, dall'altro per convincere i mercati che il Brasile non sarebbe diventata una "repubblica popolare". Ecco perché, dopo un primo momento di attesa dei mercati e degli investitori internazionali, i flussi finanziari sono poi ripresi e l'economia brasiliana ha ripreso quota. Gli effetti benefici degli investimenti si sono fatti sentire in termini occupazionali, specie nella grande industria. Gli investimenti hanno raggiunto cifre importanti, dai 25 ai 30 miliardi di dollari l'anno. Le esportazioni sono passate da 13 a 100 miliardi, e va considerato che sono costituite per circa il 50% da prodotti semilavorati. La relativa stabilità economica brasiliana, essenziale per un Paese nell'America Latina, non è, però, riuscita a superare una politica monetaria della banca centrale piuttosto restrittiva, con tassi d'interessi molto elevati. Tuttavia, il tasso di crescita del Pil viaggia ad una velocità compresa tra il 3 e il 4% all'anno: certo, non è ancora sufficiente, ma il trend è positivo.
Oggi, sono circa 250 le aziende italiane che operano in Brasile, in settori come la produzione auto, mobili, moda, scarpe et cetera. Ma c’è ancora spazio per l’Italia, non solo nei settori tradizionali del Made in Italy, tramite la creazione di joint ventures con partner brasiliani. Il Brasile ha, infatti, aperto i suoi mercati, ha cercato nuovi sbocchi in paesi come Cina e India.
Ci sono opportunità interessanti soprattutto per le aziende di dimensione medio-grande, ma anche per le più piccole, almeno in alcuni settori, come quello dei mobili.
Un’opportunità è rappresentata ad esempio dalla necessità di molte aziende del Paese sudamericano di sostituire i propri macchinari, diventati ormai obsoleti, oppure dalla crescente disponibilità ad investire per accrescere il proprio know-how.
Gli operatori brasiliani ricercano, inoltre, nei partner italiani una capacità e un’esperienza di internazionalizzazione che a loro manca. |